"E' da un po' che sono fuori di me e sono preoccupata perché non mi vedo ancora rientrare."

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sabato 13 febbraio 2010

La Farmville del vicino è sempre più verde


Vorrei lanciare e lanciarmi in un altro argomento del tutto inutile e forse dannoso: la comunicazione telematica e i social "notworking" stanno migliorando, distruggendo o semplicemente modificando l'interazione fra esseri umani?
Di certo comunicare soprattutto via PC crea un danno permanente agli occhi, ad esempio la sottoscritta che sta dalle 9 alle 10 ore davanti al monitor c'ha due occhi gonfi che pare una cernia (a questo punto pensare che l'effetto cernia sia da attribuire all'età avanzata, sarebbe sintomo di una certa pochezza umana da parte vostra...), ma bisogna ammettere che ha anche i suoi vantaggi. Grazie alla telematica possiamo comunicare quasi contemporaneamente con più persone senza spostarci dal posto di lavoro, possiamo entrare nella vita degli altri con delle forme decisamente meno invasive e impegnative della visita o della telefonata. Ma non sempre ci rendiamo conto del meccanismo insidioso insito in questo medium, che se è meno invasivo, di contro è molto più capillare e telecronistico, si finisce cioè per comunicare tutto ciò che si pensa a tutti, mentre si fa qualcos'altro....un tipo di contatto meno impegnativo, quindi, ma più ossessivo e dispersivo...
Caspita! Le tre parole che riassumono e caratterizzano il nostro quotidiano e la nostra routine, meno impegnativa, ossessiva e dispersiva...si direbbe che i media si evolvano obbedienti al servizio dei mutamenti sociali per rispondere con prontezza ai bisogni da essi creati. E se non fosse così? E se fosse vera la più inquietante delle ipotesi? E se fossero i media, creati a immagine e somiglianza di alcune parti del tessuto sociale, ad egemonizzare e permeare poi l'intero ritmo della danza sociale? In altre parole, se i social network non fossero solo uno strumento di comunicazione creato da una società meno impegnativa, ossessiva e dispersiva, ma uno dei fattori che contribuisce maggiormente alla creazione di una società meno impegnata, ossessiva e dispersiva??
Beh, ora non ho tempo di rispondere a questa domanda, devo andare a fare un quiz di Facebook...

9 commenti:

  1. Io credo che la mente umana si abitui a pensare come un computer, meglio, secondo i meccanismi che regolano il funzionamento del calcolatore. E' fatale che ci abitueremo a gestire anche i rapporti umani attraverso un calcolatore: sì, no, accetto l'amicizia, mi rendo visibile non mi rendo visibile, etc... Non potrebbe essere altrimenti: la vita simbiotica con la macchina, è noto, fa somigliare l'uomo alla macchina e non viceversa, con buona pace di Stanley Kubrik. La macchina quindi, perde la sua funzione di mezzo e si trasforma in fine.
    Vorrei tediarti ancora molto su questo argomento che mi sta molto a cuore, ma per tua fortuna, cara Clotta, devo correre a spadellare le vivande da Cafè World; si stanno bruciando.
    Ciao!
    Edo

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  2. Oh! Bravissimo Edo, era proprio questo che volevo fare, lanciare semini di idee, che generassero a loro volta altre idee!! E devo dire che la tua idea è ancora più inquietante della mia, soprattutto perché vedo una delle persone più "umane" che conoscono, e cioè te, accettarla con tanta rassegnata naturalezza...Ci rifletterò...Mi raccomando, scrivi e commenta ancora e dilungati quanto vuoi...

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  3. Quoto l'idea di Edo (un mezzo che diventa un fine) e allo stesso tempo (scusate, pausa per fertilizzare i crops di un amico...fatto) credo che la cosa si possa dire anche per il cellulare (da mezzo comunicativo a fine estetico) e per altri prodotti, specialmente per quei prodotti che , superflui nella loro ideazione, finiscono per diventare necessari (in una logico di mercato è inevitabile purtroppo).
    Ovvio che non è la pistola a sparare di sua sponte, ma è il dito dell'idiota che preme il grilleto.

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  4. Ma infatti la mia è solo una domanda, è un sincero quesito, questi strumenti sono solo dei MEDIA adeguati alla nostra società o piuttosto degli strumenti per forgiare una nuova società? Non lo so e vorrei capire che ne pensano gli altri. Anche io penso che il medium in teoria di per sé è neutro e conta l'uso che se ne fa, ma ogni tanto vedo un tale spappolamento delle coscienze che comincio a pensare che non sia totalmente vero...

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  5. Ops...scordai di presentarmi! Il mio nome è Chione, Min Chione. E sono quel mentecatto di Giuliano.

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  6. Tra una mondanità virtuale e l'altra oggi sono stato vittima di un'overdose di rapporti umani reali: ho passato l'intera giornata a montare il nostro stand alla manifestazione Big Blue, nella Fiera di Roma. Sono andato lì senza computer, armato di solo telefonino e di attrezzi (martello, chiodi, livella etc...) e ho visto tante, ma tante tante persone che si parlavano, si aiutavano, si davano pacche sulle spalle ritrovandosi lì, nello stesso luogo, ad un anno di distanza.
    Nessuno mi ha dato appuntamento su Facebook: per una settimana ci si vede solo lì e lì, si vedranno migliaia di persone. Credo che le fiere servano solo a questo, perché diciamolo, le informazioni che si ottengono in quel maremagnum, si potrebbero più facilmente ottenere sulla rete. Si fanno le fiere per vedersi, per contarsi, per sentirsi ancora uomini, e donne, soprattutto quando si fa la fila alla toilette.
    Ciò detto, però, penso, leggendo i precedenti post, che non sia opportuno condannare il diabolico calcolatore e neppure la fila alle toilette, il primo ci aiuta moltissimo ad organizzare la fila, questa, ci ricorda quanto sia più semplice starsene a casa propria.
    La rete è uno strumento ormai imprescindibile, comodissimo, meraviglioso. Parola di uomo che si fa ancora intestare in tipografia, a rullo, la carta da lettere, usa spesso l'Olivetti lettera 22, la penna stilografica e la matita copiativa.
    Guardo al futuro tenendomi aggrappato a riti del passato, non per paura (tanta), ma per evitare di perdere conoscenza: è inevitabile, infatti, che lo strumento modifichi il modo di ragionare. Così accadde anche in passato, diciamo, quando è stata inventata la scrittura, la stampa e poi la radio, la televisione. Ogni innovazione porta con se delle modifiche alla struttura mentale: ricordiamoci sempre quel battito d'ali di una farfalla che potenzialmente può mutare il corso della storia... figuriamoci uno strumento di comunicazione potentissimo come la rete.
    Faccio un esempio abbastanza attuale: scrivere con un computer è diverso dallo scrivere a macchina. L'ho notato confrontandomi con i colleghi più anziani. Questi ultimi prima di iniziare un pezzo sanno perfettamente come lo finiranno. Io, invece, prima scrivo e poi penso. Perché? semplice, non ho il problema di dover ribattere da capo tutta la cartella se cambio idea. Copio, incollo... insomma, sposto, cancello ribatto e, infine, se mi va, stampo. Va da se che la mia mente è meno brillante dell'anziano che usa la macchina da scrivere, ma io sono più veloce, più intuitivo anche perché, sono più pelandrone... me la posso prendere comoda. Non sono peggio, non sono neanche meglio, sono diverso.
    Terribilmente diversi, saranno inoltre i "nostri" figli insomma quei mostri che iniziano a fare capolino nella società e che, già dall'età della culla, noi non prolificanti percepiamo come una terribile incognita, una minaccia, un che di spaventoso che incombe su di noi. Questo è un altro discorso, direte voi... Mica tanto: perché proprio i nascenti, i già cibernetizzati al concepimento, avranno il compito, non facile, di costruire una società molto molto diversa da quella attuale. Avranno problemi energetici di non poco conto, saranno tanti, anzi, troppi a vivere su questa piccola terra e la tecnologia sarà per loro l'unica salvezza. A patto, però, che essa smetta di essere un fine - come lo è per noi ancora ancorati ad una struttura sociale ed economica orami insostenibile - e torni ad essere un mezzo. Il mezzo che ha accompagnato l'uomo nel corso della sua evoluzione.
    Basta! Ho parlato troppo e desidero andare, umanamente, a stender le membra in branda. Sono sfinito.

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  7. Caro Edo, ho letto questo tuo commento molto giorni fa, ma poi la vita mi ha rapito in una spirale, una spirale fatta di nulla se poi ci pensi davvero, ma tant'è, vivere è la droga dell'uomo. Personalmente sono d'accordo con la tua visione della situazione, questi sono solo mezzi che usiamo e a seconda dell'uso che ne facciamo sono buoni o cattivi, la società che cambia produce forme di comunicazione sempre più adatte a farle da portavoce. Però ogni tanto un dubbio viene a tormentarmi, e se fossero i media, intesi nel senso più puro di forme di comunicazione, a orientare il cambiamento e lo sviluppo della società? E ancora peggio, se fosse un piccolo gruppo di persone a creare e monopolizzare dei media che disgreghino o comunque orientino la massa?
    Mah...in ogni caso anche io penso che il contatto umano avrà la sua importanza e la sua rilevanza ancora per un po'...

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  8. Clotta cara... i media orientano lo sviluppo della società. Lo fanno in tre modi: informando oppure informando male o non informando. In tal senso, l'informazione dei social network è una buona cosa... è un'opportunità in più di far circolare le informazioni. In realtà è solo un'opportunità più moderna, ma i social network, non sono una nostra invenzione, ci sono sempre stati. Diciamo che ora sono più veloci, ma spesso, più veloce, non è necessariamente meglio. Come al solito, sta al raziocinio dell'uomo, con la premessa che, purtroppo, l'uomo è l'animale meno raziocinante.
    In particolre , nell'eccesso di informazione e nell'eccesso di velocità con cui essa circola, ci possono essere dei fraintendimenti gravi. Ti faccio un esempio che riguarda la mia professione: la comunicazione scientifica. Si parla sempre di cambiamenti climatici, quest'anno è l'anno della biodiversità e ci stanno facendo due marroni con la tutela della biodiversità che tutti sappiamo che dobbiamo salvaguardarla, ma pochi sanno davvero che cos'è e a cosa serve.
    Io ho una mia teoria, che reputo giusta ma che non ha seguito sui media... perché, temo, dice la verità, fuori da ogni interesse politico, economico e culturale.
    Dunque, dicevo, la mia teoria è che la Natura non è affatto in pericolo e noi siamo degli idioti presuntuosi nel voler sostenere che la salvezza della natura dipenda da noi. L'uomo è parte della natura, non è sopra di essa. E' quindi corretto dire che in pericolo è la sopravvivenza della nostra specie su questo pianeta perché noi stiamo distruggendo gli habitat in cui l'uomo si trova bene. Ma ci sono molti altri habitat... e la natura, di noi se ne frega: si sono estinti i dinosauri per mancanza di risorse, ci estingueremo anche noi per lo stesso motivo. Pace. La giostra continuerà a girare, anche senza l'uomo.
    Premesso ciò quello che i media dovrebbero dire è: se vogliamo campare, noi e i vostri figli - da cui abbiamo ricevuto in prestito questo pianeta - smettiamola di consumare in modo dissennato energia, risorse e beni - che sono parti di un sistema finito, come se fossero infinite ed inesauribili. Non lo vogliamo fare? Allora, prendiamocelo nel culo.
    Tutto qua -ho molto semplificato, ma credo di aver reso il concetto. Ma se diciamo questo si incazzano in molti, anche alcuni molto illuminati che sostengono con grande impegno l'ambientalismo. Quest'ultimo è un grande business e quando si toccano i soldi, si sa, qualcuno è sempre disposto a difendere i propri interessi a costo della sua stessa vita.
    Forse l'uomo dovrebbe essere solo più morigerato ed usare il progresso scientifico nel senso che dicevo in un precedente post. Questo, però, è un concetto davvero difficile da esprimere attraverso i media che preferiscono non dare le notizie o darle male. Chi ha interesse a barattare mille notizie, ricche di ulteriori mille corollari, con una sola, semplice, verità?

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  9. cara Carlotta, a mio modesto avviso quello che ci sta succedendo tutto intorno è indice di un cambiamento che sta per avere luogo, diciamo nei prossimi anni. un cambiamento che vede la tecnologia, soprattutto quella dell'informazione cambiare status: da mezzo a fine. proprio quello che i più accorti possono già oggi iniziare a temere. e ti do, provocatoriamente, un solo indizio, quello che ti accennavo sabato scorso: la proposta su iniziativa di Wired di dare a Internet il prossimo Nobel per la pace. un'idea che è avallata da un gran numero di persone, tra cui politici e scienziati. uno dei firmatari di questa iniziativa è Fini, che si è espresso pubblicamente in maniera favorevole a questo premio qualche settimana fa. può sembrare una cosa di poco conto, ma forse non è così. stiamo impercettibilmente spostandoci dal principio di neutralità del mezzo a quello della sua rilevanza etica. un'oscenità filosofica. eppure sono in moltissimi a volerlo.
    il dibattito transumanista è molto acceso e mobilita risorse umane e economiche davvero impressionanti, anche se qui da noi rendercene conto è molto difficile perchè essere informati su quanto avviene nel mondo è una cosa ben diversa dall'essere costantemente on line.
    stanno cambiando molte cose intorno a noi, qualcuno dice troppe. ma non è sbagliato osservare tutto quello che sta succedendo e cercare di dargli un'interpretazione nei termini di un vero e proprio cambio di paradigma della nostra civiltà. la crisi economica sistemica è solo uno degli aspetti. io credo che tra qualche tempo, relativamente presto, faremo, penseremo e crederemo in cose molto differenti rispetto ad oggi. e ritenere che tutte queste trasformazioni siano casuali, ossia non pilotate, è davvero un'ingenuità che non possiamo permetterci.
    pensa a quanto è diventata confortevole la vita dentro la rete, pensa a quante sono le cose che fai oggi con un computer e quante ne facevi solo dieci anni fa. la Matrice, come la chiamava Gibson, sta diventando un posto sempre più accogliente nel quale rifugiarsi, e non potremo più farne a meno tra breve, se non a costo di un drastico atto di rottura e di autoemarginazione. il più lungimirante e inquietante racconto di Isaac Asimov, quasi quaranta anni or sono, finiva con una frase che già quando la lessi da ragazzino mi mise i brividi: "domani qualsiasi conflitto sarà evitabile. le guerre saranno una reliquia del passato. le macchine, solo le macchine, saranno inevitabili."
    buon quiz su facebook.

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