"E' da un po' che sono fuori di me e sono preoccupata perché non mi vedo ancora rientrare."

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martedì 16 febbraio 2010

E morì con un supplì in mano...

Dopo aver inutilmente e vanamente discettato di donne e fumetti, eccomi a trattare un altro argomento caro al mio cuore, ma non solo al mio: donne e cibo.
Lo so, lo so, mi sembra di sentire i signori maschi, che peraltro sono praticamente gli unici lettori e sostenitori di questo blog, mormorare dal loggione: "Uffa sempre le donne e noi?"
Avete ragione miei adorati signori uomini, ma è che la vostra mente più lineare e proprio per questo più sana, raramente partorisce un rapporto con il cibo molto più complesso di "ho fame, mangio - mi piace, mangio". E' vero che esistono uomini decisamente appassionati di cibo, ma difficilmente ne fanno un'ossessione, una questione di vita o di morte. E la mia nutrita esperienza in campo maschile, mi ha insegnato che le rare volte in cui ne incontri uno con un rapporto "malato" con il cibo, è meglio che gli stai ben alla larga...perché vuol dire che è parecchio fuori di testa.
Per quanto riguarda le mie sorelle, invece, la storia si complica decisamente, fin dalla più tenera età il cibo rappresenta un elemento cardine nella costruzione della propria identità di donna e intorno ad esso ruota tutta una serie di fortissimi condizionamenti esterni. Avete mai sentito parlare del doppio messaggio che rende schizofrenici? Quando i tuoi genitori, o le tue figure di riferimento, ti dicono delle cose, ma con le loro azioni veicolano un messaggio totalmente opposto e ti spezzano irrimediabilmente e patologicamente l'anima a metà? Ecco questo è un po' ciò che accade alla femmina della specie, che fin da quando è bambina viene bombardata da due messaggi completamente schizofrenici.
Da una parte le viene insegnato che il cibo rappresenta la vita stessa, che sfamare qualcuno è la massima manifestazione d'amore e che essendo la vestale del focolare dovrà onorare e venerare il cibo e provvedere a sfamare per sempre i sui cari. Basta vedere la quantità di bambole da imboccare, alle quali dare il latte, o tutti gli elettrodomestici per cucinare giocattolo che esistono in commercio, per capire quanto selvaggiamente venga sollecitato, il pur biologico, istinto di care taking che esiste in ogni donna.
Dall'altra parte, però, le viene inculcata, e qui aimé sono complici magari inconsapevoli anche le madri, l'idea che il cibo è un pericolo da temere, che una delle maggiori risorse di una donna è la sua bellezza e che questa bellezza richiede come condizione essenziale la magrezza. Se la donna esiste in quanto bella e se la bellezza è magrezza, il cibo è un nemico mortale, è il terreno di battaglia su cui si svolge lo scontro finale per la salvezza della propria identità di donna e di essere umano.
Non serve spiegare come lo scontro di questi due messaggi completamente opposti possa provocare dei veri e propri corto circuiti nelle menti particolarmente predisposte.
Basterebbe già la consapevolezza di essere costrette per esistere a conformarsi a uno standard, che a seconda della costituzione per molte può essere punitivo e frustrante. Ma se a questo aggiungiamo anche che ciò che le donne dovrebbero percepire come pericoloso e di cui dovrebbero privarsi, è anche il simbolo della loro missione biologica sulla Terra, uno degli strumenti della loro natura di femmine, direi che si crea una situazione esplosiva...
Dove voglio arrivare? Come sempre da nessuna parte. Mi limito a osservare l'esistente e i meccanismi che lo sottendono, perché conoscere ed essere coscienti, ci rende liberi, anzi MI rende libera...attendo i vostri commenti, per capire di più ed essere più libera...

7 commenti:

  1. Il cibo è libertà.
    Chi non ha cibo, non è un uomo libero.
    Questo è un principio sacrosanto.
    Lo so, non è quello che intendevi tu.
    Quella tua è l'eterna lotta delle varie dottrine.
    Applicabile anche ad altri settori, non solo all'alimentazione.(la lotta)
    Dottrine amorevoli, dettate in casa, fatte in casa e per questo ancor più subdole.
    Se mamma ti dice mangia piccola mia---tu mangi, è la mamma a dirlo.Ed è vera la storia che le mamme nutrirebbero il mondo, per amore, per manifestarlo, perchè è sempre stato così.
    Le festicciole a casa, le prime...tramezzini, patatine, coca, aranciata, e ogni tipo di torta e crostata.Nelle feste a casa , le mamme debellano la fame nel mondo.Idealmente.
    Poi si cresce, ci si assottiglia, e se si aumenta è solo nei punti strategici.
    Tutto si capovolge e le paffute bimbe felici diventano schiave dell'immagine e di quell'accanimento teraupeutico che è la tv delle veline. Le cura,funziona, le fa pure belle. E tristi.Toldo

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  2. non ho mai capito chi abbia inventato il mito della magrezza, sicuramente qualcuno che odia le donne, anche perché quasi tutti gli uomini che conosco prediligono la donna "polposa". probabilmente la logica di mercato, visto che intorno ai sistemi dimagranti c'è dietro un business da paura che -è il caso di dirlo- si autoalimenta, visto che l'imposizione a stare a dieta genera automaticamente il desiderio di mangiare e così via, in un delirio senza fine...

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  3. Chi se ne frega delle contraddizioni della pedagogia comune... mangiare è felicità, cucinare è un'arte senza pari, offrire cibo è seduzione totale... bello dimagrire e mettere le minigonne ma francamente ne faccio a meno volentieri se questo significa rinunciare alla mia tradizione di bongustaia, ottima cuoca e seduttrice gastronomica! Viva la carbonara! Viva la libertà!

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  4. Veramente nel seicento prediligevano le ciccie erano considerate erotiche...la magrezza era sinonimo di malattia. Siamo nate putroppo nell'epoca sbagliata in una societa' che da una parte spinge all'anoressia, donne che sembrano giraffe poco nutrite o solendide stampelle, sono simbolo di erotismo o così si vuol far credere; e poi se ci si mette a dieta le uniche pubblicità che si vedono oltre quelle delle macchine sono di cibo sotto ogni forma possibile...non so come concludere questo discorso, se non che sono rimasta intrappolalata anch'io nella rete, sto attenta alla mia linea, però dal momento che amo il cibo e lo amo profondamente, ci sono le volte o periodi interi in cui mi concedo completamente a lui ma per mia fartuna ho un organismo che dopo un pò comincia a sentirsi intossicato e quindi mi viene altrettanto naturale non mettermi a dieta, ma disintossicarmi mangiare più cibi di un certo tipo che di un altro. Altra mia fortuna è stata incontrare sulla mia starda una alimentarista bravissima che mi ha instrdadato ad una nuova filosofia del cibo e del benessere senza mai indurmi in sofferenze. E' difficile essere donne oggi, comunque.

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  5. E se invece di concederci al cibo
    ci concediamo alle nostre passioni,
    all'arte, alla lettura, allo sport, alle donne..
    lo facciamo sempre con un panino in mano :))
    E' una cazzata delle mie, ma stava diventando troppo serio un argomento solennemente da sdrammatizzare. Baci.(T)oldo)

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  6. http://it.wikipedia.org/wiki/Doppio_legame_%28psicologia%29

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  7. un commento piuttosto laconico, sor Emanuele...

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