martedì 8 giugno 2010
Hair - Let the Sunshine In
Il finale di questo film mi mette i brividi oggi come quando lo vidi la prima volta a 15 anni, o io sono un'inguaribile e perpetua sentimentalona o lui è davvero potente...
domenica 6 giugno 2010
Elogio dell'incostanza
Un caro amico mi ha fatto recentemente notare che questo mio povero e negletto blog, si sta rivelando essere l'ennesima vittima della mia endemica incostanza (Acc! Quell'uomo mi conosce troppo bene, dovrò eliminarlo). Potrei tirare fuori moltissimi sensati motivi per giustificare la mia latitanza nei confronti di questo progetto che ho voluto, creato e nel quale per un po' mi sono impegnata attivamente, ma le giustificazioni che ci diamo per continuare a vivere, il metadone esistenziale che ci somministriamo ogni giorno, comincia a darmi saturazione, semplicemente non fa più effetto. Quindi meglio affrontare la realtà e la realtà è proprio quella che il mio caro amico, e i veri amici fanno questo, mi ha gentilmente sbattuto in faccia: l'incostanza è uno dei tratti fondanti del mio carattere. A questo punto sento già levarsi un tonante coro greco: "Ma non avevi promesso di non parlare di te? Non avevi giurato col sangue che questo blog non sarebbe stato la solita cloaca di egocentrismo? Ma infatti non intendo parlare di me e della mia personale tendenza all'incostanza, ma piuttosto cercare di esaminare le dinamiche che regolano le vite degli incostanti e quelle dei costanti per capire se l'incostanza sia davvero e in maniera assoluta un difetto, così come la costanza un pregio. Perché, non per voler tirare l'acqua al mio mulino (oddio, magari anche un po' per quello), ma siamo proprio sicuri che essere incostanti sia un difetto sempre e comunque? Un esempio banale e pecoreccio, gli incostanti sono dei natural born pacifisti, è gente che non s'appassionerebbe mai così tanto e così pervicacemente a un'idea da decidere di uccidere per essa, al massimo se li attacchi si difendono, insomma sono come il Cavaliere Nero, basta che non gli cachi il cazzo! Altro esempio puerile, se il mondo fosse interamente composto da incostanti non si configurerebbe mai il reato di stalking, niente maniaci ossessivi....Va bene, lo so, queste sono sciocche iperboli e chiunque con un po' di buon senso sa che il progresso umano è frutto del paziente, ostinato sforzo dell'esercito dei COSTANTI, di quelli con la capa tosta, che non smettono finché non hanno capito, trovato il risultato, risolto il problema, di quelli che "riuscire o perire nell'impresa". Ma siamo sicuri che tutto 'sto progresso sia una cosa buona? Siamo sicuri che non sarebbe stato meglio "evolversi" come tutte le altre specie animali, invece di "progredire"? Che non sarebbe stato meglio lasciare che la natura premiasse le mutazioni genetiche più favorevoli all'ambiente, invece di cercare di modificare costantemente l'ambiente a nostro favore? Per tutta la vita mi sono sentita rimproverare di aver cominciato miriadi di cose, progetti, corsi, lavori, e ahimè persino relazioni, e di non averle portate a termine, ma non è come pensate voi costanti, voi testardi di professione, che nulla sapete del nostro mondo eracliteo. Gli inconstanti non si arrendono alla prima difficoltà, non cambiano per viltà o pigrizia (che a cambiare sempre ci vuole un'energia e un coraggio non da poco, ricordatevelo), il più delle volte lo fanno per intima insoddisfazione, lo fanno perché si rendono improvvisamente conto della totale futilità di quello che stanno facendo. Gli incostanti, a mio modestissimo parere, sono quelli che più di tutti flirtano con la verità esistenziale dell'inutilità della condizione umana, quelli sui quali l'inganno biologico ha meno presa, quelli che provano a impegnarsi con tutti se stessi nelle faccende quotidiane, come tutte le altre brave formichine, ma che all'improvviso vengono fulminati dalla totale futilità di ogni tipo di sforzo, quelli che di tanto in tanto riescono a uscire da se stessi e a scorgere Matrix, salvo poi ripiombare (per non impazzire) in un nuovo progetto, in una nuova impresa, insieme alle altre formichine...me la sta suonando e me la sto cantando? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli altri...
lunedì 3 maggio 2010
Fiori...

...amo le orchidee perché per sbocciare in tutta la loro magnificenza richiedono pazienza e dedizione come l'amore e come l'amore, a volte, nonostante si faccia ogni sforzo, decidono lo stesso di non fiorire...
...amo i papaveri perché nessuno può domarli, non possono essere coltivati, riprodotti, ibridizzati. Solo la primavera può regalarceli e ce li getta così all'improvviso sul ciglio della strada, dietro a una curva, per riempirci di stupore...
...amo le rose perché sono eleganti, profumate, delicate, perché ne esistono mille varietà e sono l'ornamento più prezioso di ogni giardino, amo le rose perché sono l'esatto contrario dei papaveri...
...amo i fiori perché mi ricordano che l'uomo non è misura di tutte le cose e che dopo di me continueranno ancora a fiorire...
mercoledì 28 aprile 2010
mercoledì 14 aprile 2010
Here comes the sun (and more)
Ci sono cose che mi commuovono...il genio di saper comunicare le emozioni, mi commuove
domenica 28 marzo 2010
AMMORE 2.0
Di tanto in tanto mi viene in mente di scrivere "L'amore al tempo di Internet". Non che l'argomento sia nuovo, anzi molto è stato scritto e già da diverso tempo, ciò non toglie, però, che ronzi dentro di me, non solo come generica analisi sociologica, ma soprattutto come esperienza di vita vissuta. Ebbene sì, faccio un preliminare e completo coming out (e non OUTING, per favore, per favore outing è quando qualcuno vi sputtana, non quando confessate spontaneamente, grazie di usare i termini correttamente...AirCarlotta si augura che voliate ancora con lei).
Quanto alla confessione in questione, devo ammettere di avere diverse e ripetute esperienze di amicizie, flirt e persino grandi amori nati da incontri fatti su internet e traghettati solo successivamente nella vita di tutti i giorni. Spesso in questi ultimi dieci anni mi sono chiesta, come mai, a me e non solo a me, sembrava riuscire molto più facile incontrare qualcuno su internet piuttosto che in altri modi, più tradizionali. Le risposte che mi sono data sono molte e probabilmente alcune appartengono di diritto alla categoria delle "razionalizzazioni", belle scuse razionali che coprono difficoltà emotive. Però penso sinceramente che il nostro modo di vivere, e per nostro intendo quello dei trenta-quarantenni mediamente borghesi e mediamente colti, renda quasi inevitabili gli incontri virtuali.
Che poi bisognerebbe distinguere tra amori virtuali e rimorchi via internet. I primi sono dei veri e propri rapporti sentimentali esclusivamente telematici (con l'ausilio del telefono per i più spregiudicati), persone in difficoltà con se stesse e con gli altri che si nascondono dietro un computer, procrastinando il più possibile il momento in cui dovranno confrontarsi con la realtà e coltivando solipsistiche (ammazza che parola mi sono pure affaticata a scriverla...) idealizzazioni che non si concretizzeranno mai. Questa tipologia di interazione per fortuna è ormai abbastanza rara (anche se agli inizi di Internet sembrava andare per la maggiore) e la gente utilizza sempre più spesso la rete per conoscere persone della propria città, con interessi simili ai propri, da incontrare e poi eventualmente frequentare. Insomma, invece di perdere serate e serate per andare a rimorchiare in discoteca o al pub, i trenta-quarantenni, iper stressati, con giornate lavorative 9-20 tipiche di chi ha un contratto a tempo determinato senza straordinari pagati, preferiscono pascolare su Internet nella loro pausa caffè ed entrare facilmente in contatto con tantissime persone alla volta, potendo persino scegliere quelle con gusti e inclinazioni simili ai loro.
Come dire, internet diventa una sorta di ipermercato sentimentale, scaffali e scaffali pieni di "persone" con tanto di foto e didascalie esplicative, basta girare un po' e scegliere lo scaffale giusto per procurarsi senza grande fatica una serie di incontri che prima o poi si concretizzeranno in qualcosa. Dato che sono una creatura posseduta dal dubbio e che come sempre sono qui a scrivere per pormi delle domande e non per dare risposte, mi chiedo se questo nuovo modo di approcciarsi, questa possibilità di "targettizzare" il più possibile e di conoscere a fondo gusti e pensieri di una persona (ovviamente solo quelli che quella persona intende mostrarci), prima dei suoi gesti, del suo odore, delle sue espressioni, non incida in qualche modo sulla qualità dei rapporti. Insomma, le storie nate grazie ad internet hanno qualcosa di diverso nel loro svolgimento e nel loro epilogo, da quelle nate in un pub o sul luogo di lavoro?
Personalmente, a volte penso che essersi incontrati su internet, costituisca una sorta di peccato originale, di baco insidioso che logora la relazione, un'ombra di superficialità e di bisogno che vela anche i sentimenti più veri, ma questi pensieri mi attraversano la mente solo quando è appena finita una storia cominciata su internet, o quando ho mangiato i peperoni arrosto la sera. Normalmente, mi sembra che in qualunque modo si incontrino gli umani esseri, le dinamiche relazionali sono sempre le stesse e la possibilità di inciampare nel grande amore o nel bastardo/a integrale sono esattamente le stesse...dite la vostra che ho detto la mia....
lunedì 1 marzo 2010
La verità di Lenny Bruce
"Lasciate che vi dica la verità. La verità è, ciò che è. E ciò che dovrebbe essere è solo una fantasia, una terribile, terribile bugia che qualcuno ha rifilato alla gente molto tempo fa."
Non molti in Italia conoscono quest'uomo straordinario che ha sfidato il perbenismo dell'America puritana e ha aperto le porte a un nuovo genere di comicità, a cui persino i nostri comici (nati in uno sperduto avamposto dell'Impero) devono molto.
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